La psoriasi è una malattia cronica immuno-mediata frustrante per i pazienti e, troppo spesso per gli infermieri ed i capisala che li hanno in cura. Questi ultimi, considerata l’incidenza della malattia che in Italia riguarda il 2-3% della popolazione e le continue innovazioni terapeutiche in materia, necessitano di frequenti aggiornamenti in proposito; devono quindi essere in grado di trattare le forme minori di psoriasi, perfezionando le tecniche di medicazione ed aggiornandosi sulle nuove opzioni terapeutiche. Notevole importanza assume,in quest’ottica, la valutazione clinica del paziente che si avvale di indici di valutazione precisi. Nuovi trattamenti offrono una promessa di cambiamento. Le nuove acquisizioni nella comprensione dei meccanismi immunologici che sono alla base della psoriasi hanno portato allo sviluppo di terapie mirate ad interferire sui meccanismi immunitario-infiammatori della malattia. Tali terapie sembrano sicure e più efficaci dei trattamenti fino ad ora utilizzati. Si può affermare che probabilmente, grazie a questi nuovi farmaci, siamo alla cuspide di una rivoluzione che porterà nuove opportunità e benefici ai pazienti ed aprirà una nuova era nella terapia sistemica della psoriasi. La terapia topica, nelle forme minori, si avvale di vecchi e nuovi farmaci che rivestono un importante ruolo nella gestione dei pazienti psoriasici. Gli aspetti psicologici e psico-sociali della malattia non vanno mai sottovalutati in quanto condizionanti il decorso e la gravità della psoriasi.
Le malattie infettive di interesse dermatologico hanno di recente assunto un maggiore interesse per talune condizioni che si sono verificate negli ultimi anni. L’immigrazione nel nostro paese di individui provenienti dal “sud” del mondo ha portato alla ripresa delle osservazioni di malattie apparentemente scomparse, all’incremento di talune patologie contagiose comuni, all’osservazione di quadri clinici eclatanti per le condizioni di trascuratezza e povertà. La presenza nel nostro paese di migliaia di individui di razza non caucasica ha creato la necessità di saper riconoscere le manifestazioni cutanee sulla pelle nera o scura. Inoltre la forte espansione turistica registrata negli ultimi anni, l’incremento di attività ludiche e sportive con maggiore frequenza di piscine e palestre, l’abitudine di ospitare nelle abitazioni animali da compagnia ha portato ad un aumento generale delle malattie cutanee contagiose.
Obiettivi:
- offrire ai partecipanti un aggiornamento sulle nuove acquisizioni sulla patogenesi della psoriasi;
- migliorare la capacità di diagnosi differenziale;
- proporre linee guida diagnostico-terapeutiche con particolare riguardo ai criteri di farmacoeconomia;
- migliorare le conoscenze sulle nuove opzioni terapeutiche che si sono proposte negli ultimi anni e sulle opportunità di terapie rotazionali o sequenziali al fine di ridurre l’ospedalizzazione dei pazienti psoriasici e minimizzare costi ed effetti collaterali;
- trasferire informazioni sugli aspetti psicologici e psico-sociali della malattia, sull’opportunità di informare i pazienti dell’esistenza di associazioni di malati, nel caso specifico, molto efficienti e ben organizzate;
- riproporre le tecniche più comuni e più opportune di medicazione del paziente psoriasico anche alla luce delle nuove acquisizioni;
- dare all’infermiere un aggiornamento “globale” sulle malattie infettive dermatologiche con particolare riguardo alle dermatosi “da importazione”;
- proporre ad infermieri e capisala un nuovo approccio con il paziente immigrato, con un’attenzione particolare alle differenze culturali, linguistiche e “di colore della pelle”. (Dr. G. Fenizi)
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